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Una “laurea” in famiglia

Laurea

Da dove parto? È difficile descrivere le emozioni di questo momento. Ci sarebbe tanto da raccontare prima, durante e dopo.

La primogenita ha raggiunto il suo primo grande traguardo: una laurea in Scienze Infermieristiche all’Università Cattolica di Roma nello specifico al S. Filippo Neri.

Fieri di lei è dir poco, il solo vedere la sua gioia con quella corona di allora ha ripagato tutti i sacrifici e tutte le preoccupazioni che prendono i genitori alle prese con i figli che crescono.

Ha oscurato per un po’ anche il pensiero dell’altro figlio, il secondogenito, che di fatto è l’unico che non sia venuto ad assistere alla sua laurea e non per chi sa quale nobile motivo, semplicemente dormiva.

Sorvolo su questo perché ce ne sarebbero tante da dire, ma in sintesi e molto molto a malincuore, posso solo commentare che “Chi dorme non piglia pesci” figlio mio e tu è favvero tanto che “dormi”.

Ma, come genitori, più che spronare, incoraggiare, arrabbiarsi, sollecitare, dire, fare e baciare….non possiamo fare.
In attesa del “risveglio” (speriamo meno amaro possibile) ci godiamo la felicità di questo giorno speciale.

Buona strada tesoro mio, adesso comincia la vita, quella vera!!!!

 

Smontiamo il bullo

 

Ieri sera nel cinema della mia parrocchia c’è stata un interessante iniziativa in collaborazione con ITCI e Spazio Asperger Onlus. Una serata di riflessione e confronto sul fenomeno del bullismo con due prospettive diverse ed utili.

Il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei, soprattutto in ambito scolastico spesso e volentieri si acuisce contro chi manifesta delle difficoltà relazionali e sociali. Inoltre in questi ultimi anni si è presentata una nuova modalità vessatoria che può essere ancora più emarginalizzante e pericolosa: il cyber bullismo.

Professionisti esperti aiuteranno a rispondere a domande come: Quali i motivi? E soprattutto, quali le risposte delle figure educative, genitori ed insegnanti?

Nonostante siano riflessioni che più o meno sento da tanti anni e che condivido sempre in tutte le salse e in tutti i miei canali, ritrovarsi a parlarne con genitori diversi alle prese con i primi tormenti dei figli in fase di preadolescenza, fa sempre bene.

Avevo anche un motivo in più per ascoltare, il bullismo lo abbiamo toccato con mano quest’anno scolastico, fortunatamente rientrato grazie al lavoro congiunto di noi genitori e degli insegnanti, ma soprattutto grazie a mia figlia che non ha avuto paura di raccontare (un po’ di merito me lo prendo nell’aver dato solide basi su cui contare sempre).

Non sapendo da chi fosse organizzato ritrovare professionisti, guidati da un amico che conosco bene, il Prof. Cantelmi, è stato come giocare in casa, visto che si trattava anche della mia Parrocchia.

Il dibattito interessante ha rilevato il punto debole della nostra società: la disinformazione. Quello che è urgente soprattutto nelle nostre scuole è parlarne, parlarne e riparlarne: genitori, studenti e insegnanti.

L’indifferenza ad informarsi di tanti genitori continua ad essere alta. I motivi sono tanti e non sempre perché disattenti nell’educazione, quanto piuttosto la convinzione che certe cose accadono solo agli altri: il mai, a me non succederà mai che ricordo dissi anche io nei primi anni della mia carriera da genitore.

Si scopre ben presto che mai dire mai è una verità che conviene tenere bene a mente.

Anche i ragazzi hanno bisogno di informazione, non sempre hanno coscienza di ciò che vedono e sentono, non tutti immaginano quello che può succedere per una parola di troppo, una foto di troppo ecc.

Il senso di corresponsabilità deve cominciare a circolare, l’indifferenza di chi vede, ma non parla, non interviene, ha un peso e un valore. Non sempre si può attribuire LA colpa ad uno, o ad altro.

Ci sono responsabilità di tutti ed è bene cominciare a rendersene conto.

 

 

 

 

Ognuno al suo posto!

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Lo spunto per questa riflessione mi viene leggendo la notizia di qualche giorno fa apparsa su Repubblica.it

Non si permetta di giudicarlo”. Se i genitori insultano i prof

Molte considerazioni si sovrappongono.
La prima: è possibile che si possa entrare nella scuola pretendendo di interrompere la lezione per aggredire verbalmente una professoressa senza che il preside fosse lì comunque a svolgere la sua funzione di tutela di chi ci lavora?
Può una professoressa che assegna un compito a casa, sapendo che ‘copiare’ è un’arte antica e che oggi è anche più facile utilizzando internet, liquidare con ‘non è farina del suo sacco’ uno studente che evidentemente si sente perseguitato, giusta causa o meno non ha rilevanza, dalla prof in questione?
Si può sempre e comunque coprire o evitare frustrazioni a questi ragazzi che non imparano così che la vita è fatta anche, e aggiungo purtroppo spesso, di ingiustizie che è difficile driblare?
Ma soprattutto è mai possibile che ci si senta sempre autorizzati a fare un abuso di potere, minacciando “dall’alto” della propria professione?

La prof secondo me ha sbagliato a utilizzare quella frase liquidando davanti a tutta la classe lo studente per un compito fatto a casa, ma la gravità del genitore sorpassa un comportamento, se non sospetto, almeno dubbio, della prof nei confronti di quel ragazzino.
Abuso di potere può anche essere etichettare un ragazzino e giudicarlo sempre e comunque per quell’etichetta appicicatagli chissà in quali contesti.

Detto questo anche io non saprei cosa fare al posto della prof: perseverare nella querela (cosa buona e giusta da fare per ridare dignità ai prof sovrastati dall’ingerenza, molte volte eccessiva, dei genitori, ridando ordine ad un meccanismo che fino a qualche anno fa funzionava bene, ossia ognuno al suo posto con i suoi compiti, il prof che sia prof, ma fatto bene sul serio, il genitore che faccia il genitore e lo studente la sua parte); o ritirare la querela dopo le scuse (vere o finte?) dei genitori preoccupati per una eventuale declassazione dell’abusatore di potere?

Conoscendomi ritirerei la denuncia, tanto il fatto comunque ha avuto il suo giusto eco, l’opinione pubblica si è fatta la sua personale idea. Spero solo senza partire in quarta, italianamente parlando, verso una opinione a senso unico senza capire le ragioni dell’altro, una pratica purtroppo non più di moda nella società moderna.

È domani!!!

Citando nel titolo il finale di una barzelletta (chissà se qualcuno la conosce) faccio i miei migliori auguri a tutti gli studenti per il nuovo anno scolastico.
Molti cominceranno domani, compresa mia figlia, la quarta, che inizierà questo nuovo ciclo scolastico. Terminate le scuole ex Medie, ci prepariamo ad affrontare 5 luuuunghi anni di liceo (il solo pensiero mi fa star male).
Una amica, proprio oggi parlando dell’ultimo suo figlio appena diplomato, mi ha esclamato di cuore: “Non ti invidio per niente!”
E ci credo.

Non fasciamoci la testa prima.
Pertanto in bocca al lupo a tutti: ragazzi e professori.

Un augurio con un mio disegno.

Cambiare scuola

20130904-175250.jpgNell’ultimo post sulla scuola, parlavamo della volontà di figlio n.3 di cambiarla.
In effetti ci sono alcune motivazioni che condividiamo, oltre al fatto che quest’anno anche figlia n.4 inizierà lo stesso indirizzo scolastico, ed in effetti le avevamo già cambiata istituto.
Pensarli la mattina andare via da casa facendo la stessa strada, loro che sono come cane e gatto, non è il massimo, ma potrebbe essere invece l’inizio della svolta, dovranno crescere pure loro no?

Ma quello che mi preme commentare è la questione più prettamente “burocratica”..
Capisco il problema della perdita di posti di lavoro, ma in virtù di questi tanti studenti che se ne stanno andando via, con il rischio di non avere i numeri necessari per tenere in piedi una sezione e quindi la perdita di cui parliamo, tu preside, voi professori tutti non vi viene forse in mente che qualche problema lo avete?
Ok mio figlio inizierà il terzo anno alla stessa scuola, per evitare problemi, e solo dopo una settimana mi daranno il nullaosta (in questo modo risulteranno un tot di studenti frequentanti e nessun rischio per nessuno); ma sempre e solo di numeri nella scuola dobbiamo parlare?
A nessun professore è venuto in mente di chiedersi perché tanti studenti arrivati al terzo anno fuggono da quell’istituto che ai miei tempi era la meta privilegiata per tutti noi?

Essere educatori oggi non significa essere solo esperti della propria materia, ma occorre diventare adulti si riferimento.
Non per niente “educare” vuol dire tirare fuori, in questo senso ha proprio il significato di riuscire a capire quali sono i talenti di uno studente per aiutarlo a svilupparli, a farli diventare potenzialità che in futuro gli permetteranno di districarsi nella vita.

Niente di più difficile indubbiamente, ma niente di più lontano dalla scuola di oggi, purtroppo.

Settembre: ritorno a scuola

20130901-142207.jpgLe ultime novità arrivano direttamente da figlio 3:
“Mamma voglio cambiare scuola.”
Il 29 agosto mi comunichi che vuoi cambiare istituto?
Perché questa richiesta improvvisa dell’ultima ora, ad una settimana dell’inizio lezioni?
Faccio finta di niente o indago?
Per ora ho fatto finta di niente, conoscendo il soggetto. Giusto ieri gli ho buttato là un pensaci bene e fammi sapere perché se fosse è nei prossimi giorni che ci si deve muovere.
Ho qualche sospetto sul motivo, credo che la sua ragazza voglia cambiare istituto, ma non so quanto possa essere di loro aiuto stare insieme anche a scuola, visto gli ultimi due anni di fatiche e di rimando in alcune materie anche a motivo di questa distrazione.
Per ora non mi resta che godere di questa ulatima domenica di mare.
Dopotutto domani è un altro giorno!