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Due grandi artisti

20130720-134635.jpgDue sedie, vuote. Disposte trasversalmente l’una rispetto all’altra.
La sedia di Van Gogh, in legno e paglia giallo fieno è su un pavimento di mattoni rossi, in stile povero, modesta alla luce del giorno.
La sedia di Gauguin, rosso e verde, più ricercata con i manici, e sembrerebbe più confortevole, si trova nella penombra notturna.
Le due sedie si guardano, comunicano e sembrano costituire una unità.
Allo stesso tempo potrebbero darsi le spalle, essere il giorno e la notte e non avere nessuna relazione.
Sopra di esse oggetti quotidiani, pronti all’uso di chi, stanco, si siederà per riposare. Oggetti che segnano una presenza di solitudine, la presenza/assenza di una amicizia vera tra i due artisti.
In questo senso la sedia vuota diventa metafora di abbandono.
Il forte legame che unisce i due artisti, rottosi con la partenza di Gauguin e con il crollo nervoso di Van Gogh, è visibilmente reso angoscioso dal “suo posto vuoto”.
Il posto vuoto è il segno di una profonda ferita che diventa il riflesso della propria esistenza personale, che si compirà fino alla follia del suicidio.
Ho sempre amato l’arte e la sua profonda, intima e nascosta mediazione con la realtà.
Ogni “racconto”, che può essere un quadro, una scultura, una litografia, uno schizzo…… non è mai a caso. Parte dall’animo, dal profondo, e spesso, come nel caso di Van Gogh, dal tentativo di medicare ferite interiori.
Ecco perché una grande opera nasce quasi sempre da un sofferenza, che sia fisica, interiore, psicologica, dell’anima, o d’amore.

Arriva la Primavera (speriamo)

20130405-151813.jpgLe stagioni come metafora della vita

Le stagioni come metafora della vita: la Primavera

Sono in ritardo per parlare della primavera la mia stagione preferita. Ma il lungo inverno di questo anno ha rallentato tutto, per cui riprendo un mio pensiero di qualche tempo fa e lo riporto così come l’ho pensato.

Non so a voi ma per me la Primavera è l’inizio della vita nuova. I colori, i profumi, il pallido sole che affiora……………diventano un momento magico, da assaporare lentamente. E’ l’anticamera dell’estate stagione dove la voglia di “libertà”  prende il sopravvento.

E’ il tempo della rinascita in assoluto, del trionfo della vita sulla morte, del senso profondo che ognuno di noi prova di fronte al risveglio della natura che torna a portare i suoi frutti dopo il lungo inverno.

Il ritmo delle stagioni è una metafora della vita, così come le vedo io:

La Primavera è il tempo dell’infanzia e della scoperta di un mondo ancora innocente animato da mille segreti tutti da scoprire; è il sabato del villaggio;

L’Estate è il tempo dell’adolescenza e della scoperta dell’amore, è la stagione della vita che attraverso l’arrivo del sole scalda i corpi che si cercano e che si uniscono in un abbraccio;

L’Autunno è il tempo dell’abbandono, come le foglie che lasciano l’albero e cadono sulla terra, così l’adolescente ormai uomo, lascia la propria casa e va alla ricerca e alla scoperta del mondo, non più innocente e puro ai suoi occhi.

L’Inverno è la maturità, la vecchiaia, il senso di vuoto che circonda la spoglia natura, è l’uomo alla fine del suo tempo, senza più interessi, né passioni, pronto ad accogliere la morte……………

ma ecco che ritorna magicamente la Primavera e quell’uomo può finire il suo tempo e accogliere la morte dell’inverno, o può rinascere come maestro per un altro fanciullo che apre gli occhi al mondo e inizia il suo ciclo delle stagioni.

Metafora della vita

Ogni tanto la rispolvero perché mi far star bene.

“Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì.

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