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Tutta colpa di uno schiaffo non datori

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“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia” .

Murakami Haruki “Kafka sulla spiaggia“

Quest’ultima frase, a mio parere, ben rappresenta il momento adolescenziale che vivono i nostri figli e di riflesso noi genitori. Una tempesta che improvvisa arriva e travolge tutto quello che incontra. Ecco che attraversarla, continuare a camminare nonostante la forza contraria diventa faticoso, a volte anche impossibile. Assecondarla e lasciarci travolgere sarebbe la via più facile, ma come ne usciremmo?

Qualche giorno fa figlio n.2, parlando del piccolo di casa, mi ha confidato che forse lui, con un paio di schiaffoni sarebbe cresciuto meglio. Al di là della mia personale convinzione che lo ‘schiaffo educativo’ non esiste, sono stata piacevolmente sorpresa di questa sua considerazione. Nulla di nuovo, qualsiasi cosa si faccia la tempesta sconvolge, stravolge, e quindi la sua conclusione sarebbe stata la stessa anche in versione contraria, noi genitori, comunque si sbaglia! Quello che mi ha in un secondo momento colpito in positivo, è la sua affermazione che poneva l’accento sui mancati schiaffoni.

Ma allora tutta la nostra fatica di impostare la relazione genitori/figli sul dialogo, sull’ascolto, sull’empatia ecc. ha funzionato! Quelle due sculacciate date da piccoli (anche io sono umana e confesso che qualcuna mi è scappata) non se la ricorda, o comunque non sono state determinanti.

Probabile che la teoria di Pollyanna mi abbia colpito anche stavolta, e che la mia ostinazione a vedere il bicchiere mezzo pieno mi faccia, come sempre, venir fuori solo il lato buono della situazione. Anche in questo caso solo il tempo saprà darmi una risposta, del resto ognuno è fatto a modo suo e cominciare a seguire il suo consiglio rimettendomi in pari dandoglieli ora (gli scappellotti), come mi suggerisce, ironicamente, una cara amica di FB mi sembra davvero improponibile. Ma mai dire mai! Figlio avvisato mezzo salvato.

Per ora aspetto che passi la tempesta, ne siamo ancora travolti!

Thigh gap: una nuova moda tra le giovanissime

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Ecco l’ultima moda delle giovanissime il “thigh gap”‘ che significa “spazio tra le cosce”. Nonostante sia un po’ sceso il mito delle modelle anoressiche, nonostante le campagne pubblicitarie comincino ad avere donne formose come protagoniste e comunque prestino sicuramente una attenzione maggiore ai canoni di bellezza che possono trasmettere, l’essere magri continua ad essere la vera ossessione delle adolescenti.

E qui parlo a ragion veduta per esperienza diretta.

Che sia il mito di Kate Moss, che sia questa nuova e pericolosa moda secondo cui la perfezione fisica è avere le cosce che non si toccano quando in posizione eretta stiamo a piedi uniti, il meccanismo che parte nella mente di queste ragazze è sicuramente un misto di sentimenti che poco hanno a che fare con l’essere più o meno ‘intelligenti’, e variano molto a secondo dell’età.

Delusione d’amore, sentirsi inadeguate, vedersi comunque sempre diverse dalle amiche più belle, più alla moda, più tutto, sono sentimenti tipici dell’età pre e adolescenziale. Fortunatamente pochi poi di questi si trasformano in ossessione portando le giovanissime ad estremi che conosciamo bene.

Il problema è che dei veri e propri campanelli di allarme prima che sia troppo tardi non sempre sono visibili né tanto meno comprensibili. L’esordio dell’anoressia in genere è piuttosto sfumato sul piano sintomatologico. Vuoi per il coinvolgimento emotivo che un genitore ha, vuoi perché il punto di rottura è sottile come dicevamo e, nella maggior parte dei casi velocissimo, il genitore arriva a capire quando la spirale è già avviata.

Cominciare la tortura del “mangia, diventi brutta” e via dicendo non funziona, o meglio, sperimentato in famiglia, funziona al contrario.

Consultare un esperto è sempre un buon punto di partenza, naturalmente senza coinvolgere la giovane, perché ciò causerebbe in lei una chiusura che in questi casi dobbiamo evitare con tutte le forze. La fortuna di avere amici esperti del settore, per me, è stata importantissima.

In rete ci sono davvero tante utili informazioni su queste patologie e tanti consigli utili su cosa fare.

Quello che invece mi preme fare in questo spazio non è dare soluzioni scientifiche di cui non ho competenze, ma avere uno scambio, una condivisione che forse manca davvero nel panorama internettiano.

Partire da uno spunto magari di cronaca, come in questo caso la nuova moda, per parlare di noi e dei nostri figli, perché in certe situazioni un genitore si sente impotente, e la maggior parte delle volte si autoinfligge colpe che non esistono. Parlare, confrontarsi, chiedere aiuto o semplicemente un ‘tu che hai fatto’ può rivelarsi vincente, o quanto meno farci sentire meno soli.

Soddisfare il bisogno o il desiderio?

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Soddisfare il vero bisogno (ho sonno) o soddisfare il desiderio (un letto)?
A volte c’è proprio bisogno che il desiderio (“materiale”, come ad esempio il voler uno zaino alla moda) coincidi con il bisogno, per soddisfare magari un momento negativo dell’adolescente che ha bisogno di sentirsi come gli altri, e quindi fare una eccezione che confermi la regola.
Ma quanto bisogno c’è nel desiderare qualcosa riferito al “materiale”?
Quello che la mia esperienza mi ha portato a capire è che bisogna soddisfare principalmente il bisogno, perché la maggior parte delle volte è quello che richiedono i nostri figli, anche se mai esplicitamente, mentre senza volerlo, per troppo amore, per stanchezza, tendiamo a soddisfare il desiderio che spesso coincide con quello nostro, rispetto al problema sollevato, quasi mai alla reale necessità di chi ce lo richiede!!!
Certo a volte la “regola” può essere appunto trasgredita, la difficoltà semmai è capire quando questa trasgressione risulti davvero poi positiva in itinere.
Se per i bambini piccoli, che non sanno esprimere i loro bisogno verbalmente, vale una decodifica giusta da parte dell’adulto (ha fame-piange; gli do da mangiare), tanto più con gli adolescenti che si sanno, si esprimere verbalmente, ma che difficilmente riescono a capire se stessi, figuriamoci i loro bisogni.
Quante volte mia figlia passa dallo stato di estasti al pianto profondo nel giro di due minuti, tipico dell’età, dal non mi ama nessuno al come sono felice!!!
Non sanno mai quale sia il loro bisogno reale, vanno per desideri (del motorino, delle chiavi di casa, dell’uscire la sera fino a tardi ecc. ecc.) che spesso coincidono con un reale bisogno (torna a casa prima di me; va a sport lontanissimo gli piace tanto è bene che sia indipendente ecc. ecc.).
Il punto è capire quando le due componenti coincidono veramente e giustificano il desiderio assecondato.
Spesso come dicevamo, noi genitori per pigrizia, per troppo amore, per ecc. ecc. assecondiamo subito i loro desideri senza ragionare sul serio se rispondono al vero e reale bisogno del momento. Spesso sono innocui ma altre volte invece possono essere solo giustificazioni a “capricci” di adolescente (che è capace di darti una spiegazione più che logica al suo desiderio, facendoti sentire un genitore davvero di mer….a) e magari ritorcersi contro.
Occorrerebbe individuare i bisogni del “qui e ora”. Troppo spesso noi, almeno io, siamo portati, di fronte ad una situazione qualsiasi, a guardare più avanti, dando non risposte ai bisogni reali del momento, ma andando oltre, deludendo i figli con il risultato di chiuderli ancor di più.
Quando uno piange tu vedi la tristezza. Ma quale è il suo reale bisogno? La consolazione. In quel momento sentirsi dire “non piangere” o “che piangi a fare” non risponde al bisogno nascosto.
Insomma è molto molto complicato.
Per cui tornando alla domanda iniziale, quando non è possibile che le due componenti coincidano, è meglio soddisfare il bisogno o il desiderio?

L’intervista a me

20130523-100330.jpgRingrazio Federica Sole della redazione delle LNM per questa bella intervista che mi ha fatto. Mi ha dato l’occasione per rispolverare quella buona teoria che troppo spesso dimentichiamo. Ha letto il mio libro e ne ha tratto alcune domande che hanno richiesto tutta la mia concentrazione per rispondere nel miglior modo possibile.

Il libro è attualmente fuori produzione. Il contratto con la Red è concluso, pertanto, non si trova in nessuna libreria, ma sto lavorando per poterlo rieditare e sto pensando anche ad una versione ebook. Per ora accontentatevi di qualche contenuto, presto, spero, di ripubblicarlo per condividere con chi vorrà questo fantastico viaggio che è crescere con i figli adolescenti.

Mamma…..ieri come oggi

20130510-224103.jpgNon vedo l’ora che venga domenica per prendere il treno, arrivare a Milano e conoscere il resto della redazione di questo magazine LNM (lenuovemamme.it) di cui faccio parte solo da qualche mese.
L’occasione è quella di festeggiare un anno della messa in rete, che coincide proprio con la festa della mamma. Un magazine non propriamente “mammesco”. Ci sono infatti alcuni papà e nonne a scrivere, in più si spazia a 360′ dell’universo femminile. Leggi

Contest: Quel libro che… parla di me

Il Magazine dove settimanalmente invio i miei articoli LNM promuove, in occasione della giornata mondiale del libro il 23 aprile, un contest per grandi e per piccini: Quel libro che… parla di me e Disegnami un libro.
Naturalmente il logo è una mia creazione!!!
Partecipate numerosi sia su tw con hashtag #quellibroche sia su FB nella pagina dedicate alle lenuovemamme e ricordate che i libri aiutano a crescere!

Qui i dettagli del contest

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