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Io e mia madre

Una bella iniziativa di Ifigenia nel suo blog, mi ha fatto riflettere sul mio rapporto con mia madre.

Riporto qui il mio intervento perché mi ha dato la possibilità di aiutarmi nuovamente a capire mia madre.

E’ difficile per me parlare di mia madre senza citare mio padre!

Impossibile perché ricordo ancora oggi nitidamente io seduta sulle ginocchia della maestra a 7/8 anni che mi chiedeva amorevolmente cosa era che non andava nella mia vita.
Il tutto perché, scoperto anni dopo, nei miei pensierini e temini parlavo solo di mio padre.

Quando poi morì mio padre io capii immediatamente che aveva voluto lasciare questo mondo prima di lei per dare a me lo spazio necessario per avvicinarmi a lei, compagna della sua vita tanto amta, spazio che lui riempiva consapevole di questa nostra complicità.

Non è stato facile vivere i 7 anni successivi a quell’evento.
Come cambiare e cominciare un dialogo se non si è mai stati abituati a farlo?
Forse per questo non faccio altro che parlare parlare e parlare con i miei figli, e dimostrare loro l’affetto abbracciandoli in ogni occasione…..

In un certo senso è come dice il nostro amico Ser Bruno, piaccia o non piaccia siamo quello che siamo anche in virtù di questo scambio madre/figlio.

E così devo ringraziare mia madre se sono il suo opposto con i miei figli. Il problema semmai è se i figli comprendono questa fortuna che io non ricordo di avere avuto!
Ma questo è un altro discorso.

Come si è conclusa la nostra storia?
Si è conclusa che mia madre si è ammalata di leucemia mieloide acuta e ha avuto bisogno di assistenza che prontamente ho dato, in silenzio senza pretendere né recriminare, perché l’amore che lega un figlio alla propria madre è inscindibile dal loro rapporto conflittuale.

E così alla fine dei suoi giorni mi ha chiesto scusa. Mi ha chiesto scusa per l’amore che non ha saputo dimostrami, mi ha chiesto scusa perché mi ha fatto credere, con i suoi comportamenti, di preferire mia sorella, forse solo perché più accondiscendente, almeno verbalmente, di me.

Io ero sempre quella che protestava subito, come una buona adolescente fa con ogni genitore, ma che poi interiorizzava quanto ascoltato e alla fine se era giusto faceva, ma aveva protestato in maniera molto colorita e accesa e allora questo si notava, non che alla fine dava retta.

Mia sorella più furba diceva sempre si, ma poi faceva, giustamente, come diceva lei, ma quello che si notava era la sua obbedienza!!!!

Quel chiedermi scusa mi ha ridato 40 anni della mia vita passati sottotono e con poca autostima.
Non c’è stato tempo per riempire questi 40 anni.

E’ morta nel mio letto il 17 giugno 2005, ed io ho cominciato per la prima volta un dialogo con lei.

La fiducia è una cosa seria

…..citava un vecchio slogan pubblicitario!!

Il punto in questione riguarda la vacanza studio della prossima estate.

V.: – Quest’anno mamma non mi iscrivere perché non partirò! –

Mi domando perché togliersi una opportunità di viaggiare, di conoscere, di parlare un’altra lingua, di divertirsi, per la paura di ritrovarsi qualche problemino con il fidanzato.

La fiducia, il saper contare sull’altro è un fatto serio, non lo metto indubbio, ma non capisco perché la maggioranza di questi adolescenti ne è privo.

Non credo c’entri l’età, io alla sua ero già strafidanzata con M. e non ci siamo mai posti questioni del genere. L’amore che si provava l’uno per l’altro non era messo in discussione. E per tre anni lui è andato a lavorare a Londra, d’estate, come cameriere per imparare la lingua per ben due mesi!!!

Non esistevano neanche i cellulari si telefonava dalle cabine (perché da casa era troppo costoso) racimolando gettoni e non tutti i giorni naturalmente!!! Ci si dava appuntamento telefonico e si aspettava!

Mai pensato che fossero occasioni per fare altro, o meglio le occasioni c’erano sempre  e comunque, ma bastava arginarle in tempo per trasformarle in opportunità di amicizia!!! Ancora oggi M. sente amici e amiche conosciute in quegli anni, oggi molto più di ieri grazie alle teconologie internet!

Il rischio era contemplato, ma in questo modo si cresceva “forti” e felici senza rimpianti e senza la paura, insita in chi “rinuncia”, di rinfacciare un domani .

Mi sfugge qualcosa nei ragazzi di oggi preoccupati di instaurare rapporti morbosi, tu ed io, io e tu, esclusivi, e non solo in amore, o almeno è quello che vedo nei miei figli.

Lo so pretendo troppo è questo il problema. Ma mi dispiace vederla soffrire e questo suo amore (il primo grande amore, me ne rendo conto) non può avere “futuro” se non cambiano il loro modo di viversi (e se dovesse avere futuro con queste modalità sarebbe un tormento!!!)

Perché me ne preoccupo allora?

La risposta è ovvia, perché sono la sua mamma!

Scialla mamma

Non ci siamo viste per tutto il giorno, la mattina lei a scuola, il pomeriggio io a scuola, quando torno lei non c’è, è uscita e così quando rientra mi viene naturale chiederle:

mamma: Ciao tesoro, come stai?  Come hai passato la giornata?

figlia: Bene, siamo stati a Ponte Milvio, stiamo ancora insieme ma presto ci lasceremo, ma scialla mamma!!!

Esempio di tipica comunicazione breve ed essenziale.

Questione di punti di vista.