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Lo sviluppo dell’identità

Come raccontavo qui qualche anno fa ho seguito dei corsi sulle dinamiche genitori/figli. In uno di questi incontri si è parlato dello sviluppo dell’identità.

Il soggetto principale sono, come sempre, i nostri figli adolescenti e come cercare di aiutarli in questa fase di crescita. Partiamo dalla considerazione che la qualità della vita è un processo dinamico. Non c’è una fase della stessa senza cambiamento.

L’individuo è, infatti, frutto di interazione tra patrimonio genetico e l’ambiente in cui si vive. Non è più valida la teoria dell’innatismo del passato (solo dotazioni di partenza) l’ambiente in cui si vive ha un ruolo fondamentale. E’ chiaro che difficile è cambiare il patrimonio genetico, si può migliorare l’ambiente, il contesto, migliorare la qualità di un ambiente adeguato che contribuisce a diminuire i disagi.

L’identità è l’idea che l’individuo ha di sé che riempiamo piano piano durante il corso della vita, un sacco sempre aperto in cui è necessario a volte buttare ciò che è superato per aggiungere nuove cose. Identità una miscela continua.

Quali sono, pertanto i fattori che costituiscono l’identità di un individuo?

Una parte è data dalle capacità di base, quelle ereditate per intenderci (capacità artistiche, una bella voce…)

Poi si aggiungono le conoscenze significative: ciò che si impara da piccoli.

Le abilità specifiche: quello che si sa fare meglio. E qui voglio fare una riflessione. La nostra cultura è portata quasi sempre ad evidenziare ciò che è negativo piuttosto che valorizzare le positività. Facciamo un esempio. Un ragazzo a scuola va male in matematica ma bene su tutte le altre materie, ebbene sfido la maggioranza dei genitore a non porre l’accento su questa sua incapacità, piuttosto che riconoscere le sue capacità sulle altre materie, lodandolo per questo. Non siamo quasi mai contenti.

Continuando sui fattori che contribuiscono a formare l’identità di un ragazzo ci sono quelli che vengono definiti gli atteggiamenti, lo stesso modo di fare, ad esempio, di un genitore; i tratti che il bambino respira in famiglia e che acquisisce e che nessuno ha mai insegnato.

Aggiungiamo i valori individuali: il concetto di valore entra in gioco ad esempio quando il ragazzo comincia ad avere una vita sociale più identificata (a 16 anni se butta una cartaccia per terra a scuola viene considerato un maleducato). Ma ci sono valori nell’infanzia fondamentali che danno la capacità al ragazzo di avere poi regole di vita quotidiane “normali” perché ha acquisito nell’infanzia la consapevolezza di dover fare alcune cose in quanto “regole” (lavarsi i denti, lavarsi le mani, dire sempre grazie, e altro)

Infine ci sono i valori sociali: rispetto, tolleranza ecc. ecc.

Nella formazione dell’identità intervengono e interagiscono, pertanto, tra di loro la cultura, la scuola, la famiglia, le componenti biologiche…

Ma l’identità ha anche delle caratteristiche:

realistica ossia “chi sei tu” o meglio quanto meno “chi non sei tu”. Con questa consapevolezza affronta, ad esempio, esperienze nuove con minor frustrazione: gioca a calcio ma ha la consapevolezza di non essere un futuro Totti;

positiva: la consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza;

e dinamica nel senso che è un processo continuo.

Il genitore, spesso e involontariamente, non aiuta catalogando continuamente certi atteggiamenti del proprio figlio: “sei sempre il solito” questa frase se detta abitudinalmente contribuisce a far si che quel bambino diventi esattamente come lo stiamo catalogando. “sei il solito pigro” lo aiutiamo a diventare pigro, adesione allo stereotipo.

Scrive Anna Oliverio Ferraris:

L’identità personale e la stima di sé non si costruiscono solo sulla base delle caratteristiche individuali, ma anche in rapporto all’immagine che di noi stessi ci rimandani gli altri, alle loro valutazioni, più o meno benevoli, più o meno comprensive o incoraggianti” (2003).

E chi se non noi genitori per primi dobbiamo comprendere, sostenere ma soprattutto incoraggiare i nostri figli?

 

Articolo pubblicato su lenuovemamme

Bibliografia

Miller, Teorie dello sviluppo psicologico

Immagine:

René Magritte – Decalcomania, 1966