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Si ricomincia

 

 

In tutti i sensi.

Si ricomincia. Pensavo di essere ormai abituata. Del resto ne ho passate tre di adolescenze. Eppure non si è mai pronti.

Anche quarta figlia, quattordicenne, comincia il suo percorso di crescita. Il problema è che sono io ad essere diversa!

Invecchiata? Forse, certo è che sono spiazzata, nuovamente spiazzata e ricominciare è dura,

Avevo anche rimosso le giuste 'procedure' da attuare da genitore di adolescente.

Parlare, parlare, parlare rimane sempre la miglior arma per prevenire o al massimo per rinsaldare quel sottile filo genitori/figli che in questo periodo viene pericolosamente messo a dura prova.

Ascolto, tanto ascolto quello vero, quello che non giudica, non commenta, non dà soluzioni.

Lo scorso anno è stato duro per lei a scuola e quest'anno forse avremmo dovuto accertarci bene delle condizioni in cui avrebbe ricominciato questo percorso.

I pericoli dietro l'angolo sono molti, dal semplice iniziare a fumare fino agli estremi che possiamo immaginare.

Le antenne di mamma, nonostante la ruggine, grazie a Dio funzionano ancora e questo mi ha permesso di riaprire gli occhi nuovamente e da oggi quindi inizio ufficialmente la nuova stagione adolescenziale di figlia n.4!

Mi faccio tanti in bocca al lupo da sola!!

 

 

Chiudere a chiave non serve

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Ho letto questo bellissimo sfogo di una amica di FB, a cui ho dedicato il ritratto/avatar qui accanto, che ammiro e stimo tanto. Lei scrive benissimo, racconti un po’ surreali presi dalla sua quotidianità, con una ironia che le invidio molto.
In questo caso ho apprezzaro la sua sincerità, mi sono rispecchiata nelle sue parole, avendo già vissuto momenti simili e provando le stesse emozioni. Pertanto ve le riporto, con il suo permesso, così come gettate su un foglio di diario seppur virtuale.
Condividere è una opportunità che questo mondo social ci offre, ci credo molto in questo e cerco di sfruttarlo come meglio posso.

Domenica 3 novembre 2013 dal diario di facebook

“E’ inutile leggere libri sul tema, praticare l’ascolto attivo, essere autorevoli e recitare rosari: superare la prova orale è una sciocchezza, ma con l’esame di pratica la bocciatura è dietro l’angolo.
Essere mamma di un adolescente è una delle prove più difficili. Soprattutto se, come me, ci si ricorda come si stava in quegli anni: il bisogno ineluttabile di stare con gli amici, la certezza inoppugnabile di non essere capiti dagli adulti, il desiderio ineffabile di essere figli di quel campione sportivo, di quel comico o di quel cantante, la rabbia che in certi momenti si sente dentro e che…. -To’, mia madre! Ora la sfogo tutta su di lei.

Me lo ricordo benissimo come si stava. Desiderare qualcuno accanto che ti capisca, che la pensi come te, che reputi importanti le cose che sono importanti per te, non come quella sciocca di tua madre che si preoccupa solo che tu abbia mangiato la verdura, che ti sia lavata i denti e che abbia fatto tutti i compiti.
Figuriamoci se lei può capire quel groviglio che hai dentro, quell’ altalena emotiva, quella voglia di vincere.

E invece io mi ricordo e capisco tutto. E’ solo per questo che tante volte faccio finta di non vedere e non sentire. Ma poi arriva il giorno X in cui una semplice porta sbattuta fa traboccare il vaso e allora no: tu a mangiare la pizza non ci vai. Cosa? Ci vai lo stesso? Ti tolgo il computer! Dove vai? Torna qui. Ti tolgo pure il cellulare. Torna qui ho detto!

E poi non c’è più. E’ andato via. La giacca è rimasta sull’attaccapanni. E’ tutto ciò che mi rimane di lui. La abbraccio come facevo con lui un tempo, la annuso ed esco a cercarlo. La vita a volte è meglio di un film: tutto questo è successo proprio il 1 Novembre e la banda che intona la Marcia Funebre di Vella per il corso mi dà il colpo di grazia. L’ultimo brandello di tessuto cardiaco che teneva insieme il mio cuore si lacera. Sarà per quel brano, che prende noi sulmonesi in modo particolare, ma faccio la mia stupida passeggiata-ricerca sentendo il pugnale nel cuore e il velo nero addosso. 

Eccolo! L’ho visto! -Tieni: se devi scappare di casa, mettiti almeno la giacca, sennò ti ammali! Che fai? Passeggi con noi o continui a scappare? Scappi. Va bene, noi andiamo da nonna, ti aspettiamo lì se vuoi.

E’ andata così perché credo che le emozioni vadano vissute fino in fondo. Perchè chiudere a chiave qualcuno in casa non serve a niente.
Perchè la rabbia va attraversata e capitaa Perchè passi il messaggio del “Noi per te ci siamo nonostante tutto”.

In questi momenti puoi rifugiarti solo da chi non legge più libri e articoli sull’argomento, ma che potrebbe scriverne diversi; da chi ha figli ormai trentenni ed è uscito incolume da tutto questo; da chi non ti darà consigli asettici, ma ti ascolterà sorridendo e raccontandoti un episodio non molto diverso avvenuto in casa sua.
Ascoltare racconti simili al tuo, conclusisi bene, con un finale lieto e struggente è la sola cosa che puo’ darti speranza in quel momento.

Dopo mezz’ora il figliol prodigo ci ha chiamati da casa. La fuga è finita, discutiamone in pace.
“Odio punirti, perché voglio vederti felice, ma devi prenderti le tue responsabilità. Non sei più un bambino e tutto quello che dici e fai ha delle conseguenze. Sempre”. (cit. mio marito).”

Grazie Raffaella

In attesa per le analisi

20130208-092744.jpgin attesa per le analisi che fate di solito?
Io disegno.
Ho riscoperto il piacere di portare una matita e un taccuino Moleskine di quelli di una volta sempre con me.
È rilassante, non ci si annoia e di conseguenza non si fa caso al tempo che scorre.
Poi scrivo, prendo appunti e osservo intorno a me. Nel finto silenzio intorno c’è molta vita e molte solitudini si leggono attraverso gli sguardi.
È una magnifica scuola anche questa