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Amicizia

 

 

L'amicizia è un tipo di legame sociale accompagnato da un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone.

Definizione presa dalla più banale wikipediata che troviamo, più o meno, giusto per dare una connotazione alla 'parola':

φιλία (filia)

Ricordo, quando ero adolescente, che tra alcune care amiche si preferiva chiamare il legame che ci univa con il termine greco. Traducendo qualche classico, frutto dei nostri studi scolastici, ci sembrava di rendere più significativo quello che sentivamo di provare l'una per l'altra.

E pensavamo, silenziosamente, che sarebbe durato in eterno.

Crescendo tante cose cambiamo, alcune di quelle “amicizie” le ho perse, altre si sono rafforzate e altre ancora mai avrei immaginato sarebbero diventate tali!

L'amarezza che si prova quando “finisce” una amicizia è un qualcosa che ti colpisce nel profondo che non è possibile descrivere con semplici parole e non è mai uguale.

Da adolescente la visione che si ha su ogni situazione corrisponde più o meno al bianco o nero, non esistono le sfumature, altro che 50 sfumature di grigio!

Il grigio, in adolescenza, non esiste. Lo vivo ogni giorno con i miei figli e la loro poca malleabilità. Fortuna che crescendo si cambia e altro che 50 sfumature!

Possiamo trovarne quante ne vogliamo, anche perché chi mastica un po' di colori, sa che come i numeri ci sono infinite variazioni di una stessa tonalità.

A volte rimpiango il bianco e nero dei miei anni di gioventù. In quel modo si aveva una corazza che ci proteggeva da tante delusioni!

Oggi rimango basita di come possano velocemente cambiare le cose. Hai una certezza e improvvisamente non c'è più. Ma allora ho creduto per anni a qualcosa di assolutamente vacuo o mi son persa qualcos'altro senza averne consapevolezza?

Con la stessa velocità con cui ho perso un pezzo della mia vita potrei immaginare che potrebbe accadere altrettanto con la mia famiglia?

Riscopro ancora una volta il mio motto di sempre Mai dire Mai.

Unica consapevolezza è che quando si è tanto amato, ma tanto tantissimo, che sia un'amica o che sia un marito con i quali si è condiviso gran parte del proprio cammino di vita, costruendo mattone su mattone una casa – che evidentemente non era costruita sulla roccia – e quando non si ha più l'occasione per mettere in comuni gioie e dolori di questo cammino, be no, non si può rimanere 'amici'.

Anche l'amicizia ha una fine. Quella umana per lo meno. Nulla è eterno se non forse – proprio per evitare un pessimismo che non mi appartiene (la mia è pura constatazione) – l'Amore con la A maiuscola che è frutto di un vissuto che comunque non si può cancellare. Pertanto ci saranno occasioni da ricondividere con chi si è tanto amato nascondendo la delusione che ci si porta dietro….

Ma non ditemi per favore 'rimaniamo amici'!

 

 

Riflessioni e emozioni

 

Ti ricordi da bambina le bocche di leone? Quei fiori vaporosi su cui si soffiava e i semi volavano via?

Ecco la morte di una persona per noi importante è come quel soffio, rovina il bel fiore ma il vento della vita e dell’amore consente a noi piccoli semi di girare il mondo portando a nostra volta vita e amore.

Questo messaggio l’ho ricevuto da una amica in occasione della perdita di una persona a me molto cara, che ha accompagnato la mia crescita dai 12 anni fino ad oggi.

Direi di più, continuerà ad accompagnarmi per il resto della vita perché quello che sono lo devo in gran parte, oltre alla mia famiglia, anche a questo piccolo grande uomo: Padre Casimiro.

Non è di lui che voglio parlarvi – se avete curiosità digitando su google il nome di Padre Casimiro Bonetti scoprirete quante meraviglie ha lasciato dietro di sé -.

Riflettevo invece sull’importanza che può avere una persona nella crescita di un ragazzo.

Tante passioni che da adulti alimentano la nostra vita quotidiana, spesso derivano dall’aver avuto un ottimo professore che ha saputo trasmettere e infondere amore per una data disciplina, e viceversa naturalmente. Questo in campo scolastico, ma il discorso si può allargare ad ogni aspetto della vita, sportiva, religiosa, associazionistica ecc.

L’importanza di incontrare un adulto che sia un vero punto di riferimento positivo diverso da una figura famigliare. Un incontro sbagliato potrebbe anche essere fatale nella crescita di un adolescente!

Non so concretamente come genitori cosa possiamo fare per favorire queste occasioni di “incontro” – troppe variabili intervengono -. La maggior parte delle volte si tratta di essere nel posto giusto al momento giusto.

Ecco, io posso solo dire di essere stata molto fortunata a trovarmi nel “posto giusto al momento giusto” e a fare un incontro così importante che ha cambiato la mia vita. E lo auguro a tutti i ragazzi di oggi.

 

 

 

Il peso delle amicizie

 

Decisivo, nella fase adolescenziale è il cosiddetto gruppo dei pari, che risulta avere un impatto fortissimo sul mondo interiore e sulla vita di un ragazzo: non ci si stupirà dunque ch’egli diventi tifoso, o aderisca a mode estetiche, e diventi dark, o emo, o bel tenebroso, o ancora sportivo, studioso (nota dolente in casa nostra) e così via.

In altre parole: se si va a valutare il peso che hanno le amicizie nella formazione dell’identità di un adolescente non si potrà considerarlo – quasi sempre – enorme, fondamentale. Un dato questo che va preso in seria considerazione, perché ci fornisce una delle leve su cui agire, in via preventiva, per un sano sviluppo della personalità dei nostri figli.

Che cosa può fare un genitore in un periodo di così grande cambiamento nella vita di un ragazzo/a?

Sicuramente non deve idealizzare il figlio, deve adottare uno stile educativo che alterni vicinanza e promozione dell’autonomia: la strada giusta è quella di accettare il proprio figlio con i suoi limiti e le sue potenzialità.

In tutta sincerità, vorrei avere una risposta più esaustiva: ma quello che so – per cominciare – è che bisogna esserci. A ognuno di noi tocca trovare le modalità per far senite questa vicinanza ai figli, e per trovare la chiave per accedere al loro cuore e alla loro sensibilità; nel mio caso, hanno funzionato modalità relazionali anche molto diverse fra loro: dal dialogo fino allo sfinimento (con figlio n. 2) a una prossimità silenziosa, tessuta di poche parole ma ricca di fatti (con figlio n. 3).

 

Articolo pubblicato su lenuovemamme

 

Parenti, amici o serpenti?

 

Riflettevo sull'importanza che ricopre la mia famiglia nella mia vita. Una volta per famiglia si intendava non solo il proprio nucleo ristretto, ma una schiera di parenti che comprendeva nonni, sorelle, zii, cugini….

Io sono cresciuta con i miei cugini, ma fino ad una certa età, dopo di che le nostre strade si son separate e neanche troppo bene direi, per questione legate ai nostri genitori. Succede e non troppo spesso purtroppo!

Poi tu cresci e in qualche modo hai delle frequentazioni che tengono conto dei problemi che una giovane coppia con bambini piccoli ha. Fai così crecere i tuoi figli con i figli dei tuoi amici e con i cugini e fino ad un certo punto tutto fila liscio, perché a gestire i rapporti ci sei sempre tu adulto.

E quando diventano grandi abbastanza da gestire loro le proprie amicizie ecco che quello che speravi diventasse normalità si sgretola. Non puoi farci molto. Ed è giusto che sia così.

Il problema sorge quando la frequentazione si interrompe bruscamente per litigi (più o meno motivati, ma si sa che la percezione di un problema, da adulti vaccinati come noi genitori, ha una valenza diversa) magari tra “cugini”, veri o acquisiti. La difficoltà poi diventa anche di noi genitori.

Che cosa attenderci? Che il tempo guarisca, che la maturità che si acquisisce crescendo riporti una 'normalità' di rapporti. Bisogna solo sperare che la distanza che separa il distacco con l'ipotetico riavvicinamento non sia così sproporzionato da rendere difficile qualsiasi soluzione.

Perché a volte si fa prima a dimenticare, andare oltre che provare a ricucire uno strappo (soprattutto quando si è molto 'amato').

 

Questione di stile

20130624-211432.jpgCi sono situazione nella vita che ti lasciano l’amaro in bocca, non serve avere esperienze disastrose per accorgersene. Sto parlando di piccoli fatti a cui magari sto dando peso solo io.
Niente di così sconvolgente quindi, sia chiaro, ma comunque gesti, o meglio non gesti, non parole che pensavi fossero se non necessarie, almeno dovute come segno di riconoscenza e gratitudine.
Credo sia questione di stile, non di altro proprio perché stiamo parlando di inezie su cui potrei benissimo sorvolare.
Ma lo stile, e non intendo quello visibile dato da una sobrietà esteriore a 360′, quanto quello dell’essere, non è da tutti.
Ci si inganna facilmente attenzione, ma il mondo è pieno di persone che sanno solo prendere là dove in quel preciso istante possono attingere, per poi girare velocemente pagina e prendere da altra parte. Legittimo sia chiaro, ma una certa chiarezza (e bastava dire la verità), un semplice grazie per quello che era stato, secondo me sarebbe bastato.

Amicizie

Ho una amica esplosiva… Neanche potete immaginare quanto possa esserlo. Una di quelle che riuscerebbe a mandare ai pazzi anche il più mite dei monaci buddhisti. Così per dire!
La ammiro molto da un certo punto di vista, perché riesce a fare centomila cose contemporaneamente e a pensare di farne altrettante nello stesso tempo.
Andare in auto con lei è sconsigliato, andare per negozi con lei improponibile, a meno che non vi interessi fare brutte figure.
È capace di tenerti ore al telefono per poi attaccare improvvisamente senza motivo, con un triplice ciao ciao cao.
Ora, premesso che le voglio tanto, ma tanto bene, premesso che ci conosciamo da quando abbiamo 15 anni, che i nostri figli sono cresciuti insieme e si frequentano, anche se non assiduamente, se mi parli e mi proponi collaborazioni piombando di domenica in casa alle 11.00 di sera come pretendi di trovarmi sveglia e attenta?
Santa pazienza!