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E siamo a quattro


Vi presento la quarta figlia 16 anni.

Che bella età! È un vulcano in tutto. Sempre sorridente, allegra e pazzerella. Mi rivedo in lei moltissimo.

Ma come ogni figlia dei nostri tempi manca di quel ‘senso del dovere’ che apparteneva alla mia generazione.

Per lei siamo nella fase ‘scialla’, abbondantemente superata dagli altri figli più grandi. 

Scialla oggi, scialla domani…i nodi vengono al pettine. E così ci siamo fatti bocciare! 

Il suo ‘scialla mà, ce la faccio’ non ha dato i frutti da lei sperati.

‘Ce l’ho messa tutta mamma’. No tesoro bello, studiare l’ultimo mese non vuol dire ‘mettercela tutta’ vuol dire ‘provare a fregare il prossimo’ alla faccia di chi ha fatto il proprio dovere per tutto l’anno.

Ecco perché per la prima volta sono ‘quasi’ contenta che l’abbiano ‘bocciata’.

Per la prima volta penso che la bocciatura sia un’occasione per crescere.

Dopo lo scossone accusato con la giusta dose di sconforto, si è ripresa alla grande: fa la babysitter, volontariato in un centro estivo, continua la scuola di inglese e presto partitrà per un campo mobile in Croazia con gli scout camminando, camminando, camminando…..

Solo il tempo saprà dirmi se l’occasione di crescere saprà coglierla davvero.

Appuntamento qui al prossimo giugno per tirare le somme.

Intanto tremo …ricominciare con lei, vulcanica, la fase dell’adolescenza in piena attività, non è per niente facile!

Si ricomincia

 

 

In tutti i sensi.

Si ricomincia. Pensavo di essere ormai abituata. Del resto ne ho passate tre di adolescenze. Eppure non si è mai pronti.

Anche quarta figlia, quattordicenne, comincia il suo percorso di crescita. Il problema è che sono io ad essere diversa!

Invecchiata? Forse, certo è che sono spiazzata, nuovamente spiazzata e ricominciare è dura,

Avevo anche rimosso le giuste 'procedure' da attuare da genitore di adolescente.

Parlare, parlare, parlare rimane sempre la miglior arma per prevenire o al massimo per rinsaldare quel sottile filo genitori/figli che in questo periodo viene pericolosamente messo a dura prova.

Ascolto, tanto ascolto quello vero, quello che non giudica, non commenta, non dà soluzioni.

Lo scorso anno è stato duro per lei a scuola e quest'anno forse avremmo dovuto accertarci bene delle condizioni in cui avrebbe ricominciato questo percorso.

I pericoli dietro l'angolo sono molti, dal semplice iniziare a fumare fino agli estremi che possiamo immaginare.

Le antenne di mamma, nonostante la ruggine, grazie a Dio funzionano ancora e questo mi ha permesso di riaprire gli occhi nuovamente e da oggi quindi inizio ufficialmente la nuova stagione adolescenziale di figlia n.4!

Mi faccio tanti in bocca al lupo da sola!!

 

 

C’è un termine alla fine dell’adolescenza?

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Non c’è un momento preciso in cui si possa dire che finisca l’adolescenza. La giovinezza avanza man mano che situazioni prima ambigue e confuse lasciano il posto a energia e progettualità più definite e sicure. L’illusione adolescenziale di poter cambiare il mondo e di disfarsi di ogni legame evolve verso la capacità di compromessi positivi e costruttivi.

L’adolescente è ostile per principio, poco incline all’inserimento sociale, è progressista suo malgrado, ingurgita esperienze: agisce.
L’adolescente si pone contro tutto e contro tutti, il giovane si pone contro qualcuno e contro qualcosa!

Se si considera che per gli antichi romani l’adolescenza partiva dai 17 anni e terminava intorno ai 30 si corre il rischio di avere figli adolescenti a vita!

Articolo pubblicato su lenuovemamme.it

Condividere le regole

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Più i figli crescono e più la condivisione dellle regole diventa l’elemento centrale che sta alla base di una buona convivenza.
Una sana partecipazione collaborativa tra i vari membri della famiglia è uno tra gli obiettivi che ci dobbiamo porre come educatori.
In casa nostra a grandi linee, funziona nel modo seguente:
– per prima cosa si indice una ‘riunione di famiglia’, in cui si espone quello che si ritiene essere il problema (nel nostro caso, per esempio, troppo tempo spesso davanti al computer);
– si mettono in comune le motivazioni che hanno portato alla riflessione (e quindi si evidenzia il fatto che siamo sempre nervosi, comunichiamo sempre meno, il rendimento scolastico è, in generale, scarso);
– si evidenziano gli obiettivi che si ritiene opportuno raggiungere (meno nervosismo, migliore comunicazione e migliori risultati scolastici);
– si chiede aiuto a tutti, proponendo di contribuire con delle idee, per stabilire nuove regole condivise, e il metodo giusto per mantenerle (autoregolamentare l’uso del computer con un tempo stabilito, per esempio scandito da una sveglia…).

Non è affatto scontato che quello che si stabilisce venga poi rispettato, ma l’occasione che ne scaturisce diventa comunque un momento di condivisione forte che fa crescere la famiglia.

 

Tutta colpa di uno schiaffo non datori

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“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E’ una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E’ il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia” .

Murakami Haruki “Kafka sulla spiaggia“

Quest’ultima frase, a mio parere, ben rappresenta il momento adolescenziale che vivono i nostri figli e di riflesso noi genitori. Una tempesta che improvvisa arriva e travolge tutto quello che incontra. Ecco che attraversarla, continuare a camminare nonostante la forza contraria diventa faticoso, a volte anche impossibile. Assecondarla e lasciarci travolgere sarebbe la via più facile, ma come ne usciremmo?

Qualche giorno fa figlio n.2, parlando del piccolo di casa, mi ha confidato che forse lui, con un paio di schiaffoni sarebbe cresciuto meglio. Al di là della mia personale convinzione che lo ‘schiaffo educativo’ non esiste, sono stata piacevolmente sorpresa di questa sua considerazione. Nulla di nuovo, qualsiasi cosa si faccia la tempesta sconvolge, stravolge, e quindi la sua conclusione sarebbe stata la stessa anche in versione contraria, noi genitori, comunque si sbaglia! Quello che mi ha in un secondo momento colpito in positivo, è la sua affermazione che poneva l’accento sui mancati schiaffoni.

Ma allora tutta la nostra fatica di impostare la relazione genitori/figli sul dialogo, sull’ascolto, sull’empatia ecc. ha funzionato! Quelle due sculacciate date da piccoli (anche io sono umana e confesso che qualcuna mi è scappata) non se la ricorda, o comunque non sono state determinanti.

Probabile che la teoria di Pollyanna mi abbia colpito anche stavolta, e che la mia ostinazione a vedere il bicchiere mezzo pieno mi faccia, come sempre, venir fuori solo il lato buono della situazione. Anche in questo caso solo il tempo saprà darmi una risposta, del resto ognuno è fatto a modo suo e cominciare a seguire il suo consiglio rimettendomi in pari dandoglieli ora (gli scappellotti), come mi suggerisce, ironicamente, una cara amica di FB mi sembra davvero improponibile. Ma mai dire mai! Figlio avvisato mezzo salvato.

Per ora aspetto che passi la tempesta, ne siamo ancora travolti!

Adolescenza e futuro 2

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Continuo le mie riflessioni sul tema del ‘futuro’. Parlavamo qui di progettualità. È urgente educare i nostri figli anche all’impegno.

Motivazione, o fortuna? La motivazione si crea, ed è una serie di concause a far si che si sviluppi. Oggi però, quasi tutto pare basato sulla fortuna. Non è per ‘fare fortuna’ che si va al Grande Fratello o trasmissioni più o meno simili?

Tempo fa in un liceo hanno chiesto a diciassettenni di elencare alcune delle cose per loro più importanti. Le risposte più frequenti: vincere al Superenalotto e, per molti ragazzi, un incontro con una pornostar.

Sull’Enalotto non mi soffermo. Ma è curiosi notare che, in realtà, ambedue le risposte – sorprendentemente – si assomigliano.

Infatti, quando si è chiesto ai ragazzi perché avessero segnalato tra i loro desideri l’incontro con una pornostar, la risposta è stata che ci sarebbe stato un notevole ‘risparmio’ di tempo e fatica perché avrebbero potuto evitare di portare avanti un lungo corteggiamento.

Difatti, quello che pensano è che la pornostar non si debba conquistare, che con lei non si faccia alcuna fatica!

Quello che ho notato in queste nuove generazioni è la difficoltà dell’attesa. I sogni, le aspirazioni, la voglia di arrivare a… hanno sempre caratterizzato i giovani di ogni epoca. Anche io alla loro età avevo i miei sogni, alcuni realizzati altri ancora nel cassetto in attesa, ma la frenesia e la voglia di arrivarci subito non era da noi contemplato.
Oggi, vuoi la velocità con cui si consuma tutto, vuoi gli esempi poco edificanti di alcuni messaggi televisivi, il ‘tutto e subito’ sembra essere l’unica verità agli occhi dei nostri figli.

Non sembra che tutto e subito sia diventato un credo da sfatare?

Ma come educare i figli all’impegno?

Non è per niente facile. Sicuramente occorrono trovare strategie per educare all’attesa e alla riflessione. Ma forse la cosa più importante (e difficile) è educare alla gestione delle frustrazioni, non dando mai soluzioni precostituite, ma insegnando le competenze e sperando in un loro futuro utilizzo in modo maturo.

Se qualcuno/a ha qualche magia da condividere lo/a prego di farlo.