Egalité, fraternité

Vorrei ragionare sul rapporto tra fratelli, in generale tanto per parlare (ricordate la teoria e la pratica?).

I fratelli sono:

oggetti di odio e amore

– figure di identificazione

– plasmano il modello delle nostre future relazioni

– appartengono alla rete orizzontale

‘Tutti i figli sono uguali’.

Niente di più falso! L’amore è lo stesso, ma ogni figlio è diverso dall’altro. Con ciascun figlio abbiamo un caratteristico modo di relazionarci. Se ci comportiamo con l’uno in un modo, e con l’altro in un altro, ciò non vuol dire che li trattiamo in modo ‘diseguale’ in merito all’affetto e che compiamo ingiustizie (anche se spesso i figli ce lo rinfipacciano).

Ecco perché dovrebbe essere chiaro anche a loro che è l’amore a essere uguale per tutti.

Ma questa è la cosa più difficile. Inutile dire che arriveranno a capire anche loro, un giorno, diventanto genitori, perché mettiamoci l’anima in pace che finché non accade avremo sempre il peso di tutte le loro ricriminazioni in fatto di equità e giustizia.

Essere equi non vuol dire dare tanto ad un quanto all’altro, essere equi, per me, è dare a ciascuno ciò di cui necessita in quel momento e non sempre è uguale per età e per figlio!.

Nonostante ogni volta diventi più faticoso spiegare e motivare il perché di certe scelte, io ci credo fortemente e vado avanti, vorrà dire che un giorno potrò pensare (e spero di non cadere nella trappola del dirlo a voce alta) anche io il fatidico, quanto odiato, te lo avevo detto!

 

 

 

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