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Geppetto o fatina?

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Non mi chiedete come mi è venuto in mente, ma riflettevo sulla favola di Collodi e mi domandavo il significato di alcuni personaggi:

la fatina rappresenta la “bella teoria” come un genitore dovrebbe cercare di educare il figlio insegnandogli le cose ma lasciandolo davvero libero di sperimentare, con la possibilità di sbagliare, e intervenire nel momento di richiesta, esserci comunque sempre, per consolare, per ricordare, per rimproverare, per raccogliere i pezzi, per supportare e confortare quando le conseguenze di uno sbaglio sono evidenti e naturalmente guidare poi di nuovo sulla giusta strada con la consapevolezza di poter intervenire di nuovo dopo l’ennesimo errore…insomma non si stanca mai di esserci e di far sentire la sua presenza senza imporre la stessa…

Geppetto è la pratica di chi ha paura perché consapevole delle conseguenze di certi errori, in quanto adulto, e quindi umanamente ancorato ad una educazione umana fatta di “ti avverto e poi punisco” (per poi non punire per troppo amore risultando così “debole” nei suoi no).

In Pinocchio chi “insegna” è dunque, la fatina e il grillo parlante, se Pinocchio alla fine “capisce” è per la “fusione” degli insegnamenti del grillo e della fatina con l’esperienza, inevitabile per crescere. Ma la componente che fa comunque muovere Pinocchio è l’amore verso Geppetto il su’ babbo. Naturalmente la mia simpatia è tutta verso Geppetto, anche se distante dal mio essere genitore.

La conclusione della mia riflessione su questa splendida favola per adulti è che occorre, dunque, seminare bene (e si semina in base alle proprie convinzioni e ai propri valori e questi cambiano di famiglia in famiglia) ma è necessario lasciarli andare perché solo con l’esperienza (che non sempre è poi negativa) si può assimilare la bella teoria (supportata naturalmente dalla propria coerenza di genitori).

Una vecchia riflessione che ho riproposto nel Magazine lenuovemamme.it in cui riflettevo sulla favola di Collodi che ormai sappiamo essere molto più per adulti che bambini, se non la versione disneyana amata da tutti.

In contrapposizione il solito dualismo: la bella teoria e la difficoltà di metterla in pratica.

La conclusione comunque è sempre quella: è l’amore che muove tutto e questo non dipende proprio sempre e solo da una bella teoria.

Qui potete leggere: Geppetto o Fatina?

Compromessi

20130305-194635.jpgScendere a compromessi. Su questo tema è difficile prendere una posizione netta, ma soprattutto la difficoltà starebbe poi nel mantenerla.
Non mi riferisco propriamente all’educazione con i figli. Parlo in generale.
Chi di noi almeno una volta nella vita non è sceso a compromessi?
È nella natura stessa dei rapporti venirsi incontro, che sia tra amici, tra coniugi, tra genitori e figli, nel lavoro, nella scuola, nello sport…nella vita sociale in genere. Leggi

Voglio, voglio, voglio

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L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, diceva mia nonna!
Oggi “voglio, voglio” sembra essere il grido disperato di tutti gli adolescenti, o quanto meno almeno dei miei figli.
Voglio il motorino, voglio iphone5, voglio le hogan…..
Voglio accompagnato poi da ‘tutto e subito’.

La colpa, se così vogliamo definirla, non è solo dei tempi che viviamo, una fetta bella grossa di percentuale è di noi genitori, che cercando di evitare frustrazioni, secondo il nostro punto di vista, riccoriamo spesso al ‘prevenire meglio che curare’, crescendo così figli senza misura, per poi incolparli di ciò quando ormai sono intrappolati in questa spirale senza uscita.

Perché se il prevenire meglio che curare ha una sua funzionalità in un certo periodo della vita dei nostri figli, e in dosi parsimoniose, nel momento in cui raggiungono l’adolescenza, se perpetuato in maniera sistematica, diventa deleterio, e al contempo difficile da uscirne per i meccanismi vissuti fino ad allora.

Per cui poi lo scontro diventa inevitabile, e non sempre ci è possibile vincere nonostante le ragioni dalla nostra parte.
E così comincia il tira e molla, dove a turno tira il genitore una volta e la volta dopo il figlio, il che non significa far passare il tutto come acqua fresca sotto i ponti, ma certamente significa ricominciare, se non da capo direi quasi!

Se poi come in questo momento, la crisi che incombe sulle famiglie ci mette non i bastoni ma montagne di sassi sotto le ruote…

Se invece si ha la fortuna di avere figli che hanno raggiunto un certo grado di maturità allora si apre un dialogo anche costruttivo, ma dove ancora si è lontani dal capire come realmente funziona la vita, c’è da faticare e molto, in attesa di quella tanto sospirata maturità che tarda sempre più a venire!

Recensione

Il link dove trovare la recensione al mio libro nel sito di Iolanda Restano filastrocche.it!
Grazie

http://www.filastrocche.it/prodotti/leggiProdotti.asp?idContent=714

Gli stili educativi. Il problema dell’educazione

Appunti dell’incontro del 22 febbraio 2009

Oggi tutti gli educatori, genitori, insegnanti, catechisti, allenatori sportivi ecc. ecc., sono in crisi. Che caratteristiche dovrebbe l’educatore e quali modalità nel porsi?

Educare = tirare fuori

L’educazione è una relazione a due. La diversità tra l’educatore e l’educando sta nel ruolo che deve rimanere distinto e ben differenziato: figlio/studente e genitore/insegnante.

L’educazione implica inevitabilmente il riferimento normativo, le regole, gli obiettivi, le prescrizioni, i valori, le finalità. La dinamica sempre uguale l’educatore che richiama e l’educando che tende comunque a mantenere il suo spazio.

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